Alta Terra di Lavoro

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INCONTRO TRA FRANCESCO MALDONATO, ULDERICO PESCE ED ENNIO APUZZO DA UMBERTO DE ROSA (III)

Posted by on Lug 19, 2020

INCONTRO TRA FRANCESCO MALDONATO, ULDERICO PESCE ED ENNIO APUZZO DA UMBERTO DE ROSA (III)

Quando andiamo nelle scuole ad organizzare i seminari di Storia la prima cosa che ci dicono i ragazzi quando si comincia a parlare dell’Unità d’Italia è la seguente: Mica ci raccontate la favoletta dei Mille?

Ebbene nella puntata che sto commentando in questo mio viaggio a puntate ho sentito affermare che l’Impresa dei 1000 di Garibaldi è un fatto storico importante ed eccezionale  e non sapevo sinceramente se avevo capito male oppure c’era un’interferenza. Ma come si fa ancora ad affermare una cosa simile, anche le pietre sanno come sono andate le cose e i libri di storia ad uso scolastico per la vergogna si nascondo sotto i banchi!!! Documentazione, studi, ricerche da ogni dove in Italia e all’estero hanno ormai sfatato questa famosa favoletta come lo stesso Cavour, bisognerebbe leggere la sua Biografia scritta piu di 50 anni fa letta per ben tre volte dallo storico Roberto Martucci, la Massoneria decanta il grande contributo dato per la spedizione, le comunicazioni tra Persano a Cavour, la vicenda di Ippolito Nievo, il contributo decisivo della criminalità mafiosa e camorristica che è ben documentata dagli archivi Rai, dalla Biografia di Joe Bonanno dove cita le dichiarazioni del suo trisavolo sullo sbarco in Sicilia di Garibaldi, lo stesso Croce affermò che se non si dava una spallata violenta ed energica il Regno non sarebbe caduto e dopo aver ricordato che per gli Inglesi il Risorgimento è  una pagina di storia dell’Imperialismo Britannico vi invito a leggere il testo di Erminio De Biase “L’Inghilterra contro il Regno delle Due Sicilie”che parla per l’appunto del ruolo della Perfida Albione nell’Unità d’Italia.

Merita attenzione il testo di Nico PerroneNascita del Trasformismo” dove con dovizia di particolari e documentazione a corredo  si narrano i rapporti tra Cavour, Garibaldi, Don Liborio Romano e Tore ‘e Crescienzo, anche Denis Mack Smith ammette questa amara verità. Non voglio più dilungarmi su questo argomento perché annoierei ma chi ha pazienza di navigare sul questo blog può trovare di tutto compreso il vero significato della bandiera italiana e di seguito un intervento di Angela Pellicciari sul Risorgimento

Ancora ascoltiamo la solita litania sull’arretratezza delle politiche Borboniche che ha portato il Regno in uno stato di decomposizione dal punto di vista, industriale, economico, sociale, agricolo e finanziario che onestamente non capisco più come si possa ancora pensare. La politica industriale dei Borbone alla base aveva, fin dai tempi di Carlo, la consapevolezza che a livello di conoscenze tecniche, di materie prime e della conformazione del territorio si partiva da una posizione di svantaggio rispetto al resto d’Europa  e per ridurre le distanze bisognava puntare sulla ricerca e innovazione e su una politica non speculativa ma imprenditoriale.

Fin dal XVIII secolo nel Regno cominciarono a nascere industrie basate su un forte sviluppo grazie alla politica statale che si avvaleva delle capacità dei Novatores, che non filosofeggiavano soltanto ma studiavano anche le migliori politiche industriali possibili, facendo nascere scuole di formazione importanti come, in forma primordiale, l’università di ingegneria in seno all’accademia militare la “Nunziatella” e poi istituzionalizzata come facoltà da Murat.

A seguito di questo impulso statala nacque, altresi, una borghesia imprenditoriale privata che aveva una forte vivacità infatti, durante l’invasione francese del 1799 appoggiata dalla repubblica da operetta messa in piedi dai giacobini napoletani, nella città di Napoli e nel Regno si distinse per un forte spirito insorgente schierandosi al fianco delle masse come è ben descritto da Emilio Gin nel suo bellissimo libro “Santa Fede e Congiura Antirepubblicana” dove viene narrata la vicende delle Unioni Realiste composte dalla borghesia imprenditoriale napoletana.

Esisteva una mentalità imprenditoriale che emergeva nelle opere infrastrutturali o meccaniche senza farlo pesare sui sudditi con un’aggressiva tassazione  e tutto veniva fatto per metterlo a loro servizio e se era antieconomico e dannoso per il bene comune si cambiava obiettivo o progetto. In Piemonte, al contrario, si costruiva una rete ferrovia vastissima sfruttando  il territorio pianeggiante ma sfruttata solo a metà per l’arricchimento degli industriali e dei liberali savoiardi penalizzando la popolazione con una tassazione esosa , un anticipazione delle cattedrali nel deserto e della rete ferroviaria odierna costruita per ospitare una media di 300 treni al giorno per vederne transitare solo 30. 

A servizio dell’Industria operavano dei veri e propri geni della meccanica, della matematica e delle infrastrutture tra cui spicca certamente Luigi Giura che lo si conosce soprattutto per il Ponte sul Garigliano e sul Calore ma ha realizzato, altresì, delle opere ingegneristiche di valore e avveniristiche, ancora oggi Napoli ha metà fognatura progettata dal Giura, tra cui anche la gestione delle piene del lago di Fucino.

Le navi e le locomotive  venivano vendute in tutte il mondo, come i prodotti tessili e prodotti manifatturieri di natura diversa con la bilancia commerciale e dei pagamenti sempre in rosso che mai però superava i livelli di guardia, chi ha masticato un po di economia sa che un paese in via di sviluppo la bilancia pagamenti è sempre in negativo. Si dice pure, cosi ci hanno insegnato, che un paese con un industria importante e in piena crescita lo si vede anche quando si vivono lotte operaie come accadde ad Isola Liri, in alta Terra di Lavoro, dove s’è registrato il primo caso di Luddismo nel continente europeo dopo che il primo accadde in Inghilterra dalla fine del settecento, vi invito  a leggere l’articolo di seguito.

Ho sentito parlare di Breda, Ansaldo o Fiat ebbene, a parte che c’è una confusione sulle date, perché solo l’Ansaldo era contemporanea a Pietrarsa come ad altre industrie napolitane, ma signori miei non avevano nulla a che vedere con quelle che c’erano da noi e, soprattutto, molte di loro sono nate ed operavano su quello che hanno requisito quaggiù lasciandoci solo macerie.

Abbiamo finanziato fin dall’ inizio dell’Unità le industrie tosco padane a cominciare con il saccheggio dei macchinari industriali ma poi con l’annullamento della politiche protezionistiche industriali che desertificò il polo industriale napolitano per favorire l’importazione di prodotti inglesi e francesi, una nazione industrialmente avanzata protegge le sue industrie non le penalizza quindi se “su” avevano questa grande industria perché hanno permesso ciò?, per inserire, altresì, il protezionismo sui i prodotti agricoli che nell’ esportarli fecero respirare le casse statali, i prodotti agricoli venivano soprattutto dall ‘ex Regno e fino al 1939, dati Istat, tenevano su la bilancia commerciale italiana. 

Vi invito a leggere il libro del Prof. Aldo Di Biasio dal titolo La Questione Meridionale in Terra di Lavoro, era un accanito unitarista, e scoprirete come la Terra di Lavoro per i primi dieci anni del Regno d’Italia con le sue attività economiche era la provincia più prospera del neonato stato e maggior contribuente nel ripagare gli enormi debiti contratti dai Piemontesi fin dalla guerra di Crimea, le spese belliche di quella spedizione si finirono di pagare nel 1902.

Il contributo delle nostre genti non finisce qui infatti esisteva una doppia tassazione, una per il nord più bassa e una per il sud più alta, e ancora più triste è stato lo sfruttamento delle rimesse dei nostri emigranti, in altre occasioni toccheremo il tema emigranti, che invece di andare a finanziare le attività del “Sud” tenevano in piedi le industrie tosco padane che facevano disastri a “zeffunno” basti pensare che doveva arrivare il “caffone” Nicola Romeo per inventarsi l’Alfa Romeo.

Abbiamo ascoltato anche l’arretratezza della politiche agricole napolitane, i viaggiatori del gran tour, invece, rimasero sconvolti dall’organizzazione dell’agricoltura che con Ferdinando IV cominciò ad essere semindustriale e che vide la casa regnante coinvolta con grandi investimenti, politiche che erano  a servizio del popolo e non degli speculatori.

Per i Napolitani fin dai tempi antichi la soddisfazione del bisogno del bene primario che è il nutrimento, è sempre stata la cosa importante quindi i Borbone, soprattutto dopo le terribile carestie di metà settecento, diedero un forte impulso alle prime forme di agricoltura intensiva come si vede a Torcino, Carditello, in tutte le Puglie, alla piana del Sele, negli Abruzzi, in Sicilia e nel Cilento che ha generato, altresì, una cucina ricca e conservativa. La cosa più importante fu la creazione della pasta di Grano Duro, a seguire il Sartù di Riso, la Lasagna, un nuovo modo di utilizzare i pomodori (portati nel Regno da un ambasciatore napoletano in Perù nell’Impero delle Spagne) e delle verdure.

Pura curiosità controllate nell’articolo seguente le differenze nelle scelte politiche tra il padre della patria Camillo Benso Conte di Cavour e il Re Bomba Ferdinando II di Borbone di Napoli

Grande impulso fu dato agli allevamenti ovicaprini, di suini, di bufala, con una conseguente forte produzione di mozzarella, e di cavalli di razza pregiata che erano fondamentali per il trasporto, Carditello nasce per questo e si affermò come sede delle prime scuole agrarie. Il famoso Corsiero del Sole divenne il cavallo più importante dell’epoca fatto sparire con l’Unità.

A seguito di questa enorme e variegata produzione agricola nacque una importante scuola di cucina, l’unica che poteva confrontarsi con quella francese, che vediamo pubblicata nel testo di Vincenzo Corrado “Il Cuoco Galante” e di Ippolito Cavalcanti “Cucina Teorico Pratica”

Importanti furono le opere di bonifica del Regno e di salvaguardia del territorio che e sempre stato soggetto ad alluvioni, inondazioni, eruzioni, in epoca borbonica il Vesuvio eruttava spesso e per capire come “stavamo avanti” ed ancora attuali, basta vedere come è stato imbragato il Vesuvio e ancora oggi è una garanzia di sicurezza, e ascoltare le dichiarazioni del responsabile della protezione civile campana quando annuncia che per mettere in sicurezza il territorio basta pulire i Regi Lagni Borbonici.

Sempre per curiosità vi invito a leggere lo studio in versione pdf la politica agroalimentare e forestale nell’arretrato Regno Napolitano, lo studio è stato realizzato dalla Federico II di Napoli

Chiudo questa parentesi dedicata all’ agricoltura ricordandovi come già Francesco Notarianni studiava il modo piu ottimale per sconfiggere la mosca dannosa per le colture e che da noi nessuno e mai morto di fame e mai s’è ammalato di pellagra, malattia figlia della “fame”, che tanto ha flagellato per secoli, quasi fino ai giorni nostri, i tosco padani.

Claudio Saltarelli

Di seguito, anche questa volta, un breve video che vede come protagonisti due “ardenti neoborbonici”, Eugenio Scalfari ed Umberto Eco e il dibattito completo. 

puntate precedenti

1 Comment

  1. Desolante sentire presunti sapienti alla Barbero esaltare le gesta di Garibaldi che se non fosse stato cooptato e foraggiato avrebbe continuato a fare quello che ha sempre fatto, dopo la fuga per scampare alla condanna comminatagli dal re sabaudo, cioè il navigatore per conto terzi, trafficanti anche di schiavi, nell’America del Sud, e non citare invece primati che Napoli aveva conseguito: prima imbarcazione transoceanica, prima ferrovia e prima locomotiva a vapore, distrutte e chiuse poi le officine di Pietrarsa, con operai uccisi da carabinieri piemontesi e macchinari smontati e portati sulla costa ligure, prima città con illuminazione elettrica, primo scuola pubblica gratuita… e sarebbe un illustre cattedratico quella che ha tenuto banco infervorato a denigrare la sua antica patria, cioè il Regno delle Due Sicilie… sottraendo perciò utile tempo per eventuali repliche ad Apuzzo che il povero conduttore De Rosa non ha più potuto far parlare… ma ci sarà tempo… le videoconferenze in diretta hanno sempre i tempi contingentati… dobbiamo in futuro abituarci e tenerlo presente per non trovarsi ad aver lavorato a pubblicizzare il nemico, al quale non par vero di avere finalmente una platea che neppure si sognerebbe di organizzarsi…salvo che non siano oggi statali… e allora certi sproloqui vanno bene perché in linea con la politica scolastica dell’italia unita. caterina ossi

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