Abbiamo avuto occasione di mettere in evidenza parte delle eccellenze, che in tutti i campi produttivi, il Regno delle due Sicilie vantava emergendo e, progressivamente, migliorando la sua posizione economica e sociale, ma mai abbiamo riscontrato che i moti rivoluzionari del 1848, fossero una rivolta solo contro i Borboni.
Mentre il nord, dopo gli avvenimenti del 1898 mette le ali, il sud diventa sempre più sud e la Sicilia sempre più Sicilia. (1898-1900)
Il quadro generale degli avvenimenti nel Regno d’Italia
Dopo le dimissioni di Crispi, avvenute nel 1896, fu gioco forza per il Parlamento orientarsi verso una soluzione di destra: infatti, una parte della sinistra costituzionale, facente capo al senatore Giuseppe Saracco, si era troppo compromessa, appoggiando l’ultima, squalificata ed impopolare esperienza governativa di Crispi, mentre l’altra componente, guidata da Zanardelli e Giolitti, oltre ad essere malvista dal Re, era bloccata dal veto incrociato della destra democratica e della sinistra crispina. La presidenza del Consiglio toccò alla fine ad un altro siciliano, Antonio di Rudinì, che possiamo definire un “moderato di centro”, non particolarmente vicino alla corona, la cui dote politica più importante consisteva nell’essere un avversario di Crispi. Di Rudinì impostò la propria azione di governo su una linea di “raccoglimento e di economia”. Tentò di porre un freno all’avventura coloniale, di varare una politica prudente e di realizzare qualche forma di pacificazione sociale, concedendo l’amnistia ai condannati politici.
L’avvento della sinistra al potere era stata definita dai contemporanei “rivoluzione parlamentare”. La definizione può sembrare oggi esagerata, ma in effetti una rivoluzione ci fu davvero perché si affermò in quegli anni un nuovo equilibrio di potere. Una “rivoluzione passiva”, secondo la definizione di Vincenzo Cuoco, nei riguardi del Risorgimento. Si verificò una progressiva assimilazione delle classi dirigenti regionali nel processo di unificazione. In pratica, le classi dirigenti meridionali si amalgamarono con quelle del centro-nord.
Uno dei tanti luoghi comuni che aleggia attorno alla storia di Foggia vuole che i suoi cittadini siano gente poco adusa a scendere in piazza e poco propensa alla partecipazione politica e civile. Non è così, o almeno non è stato sempre così.
Gela. Abbiamo avuto occasione di mettere in evidenza parte delle eccellenze, che in tutti i campi produttivi, il Regno delle due Sicilie vantava emergendo e, progressivamente, migliorando la sua posizione economica e sociale, ma mai abbiamo riscontrato che i moti rivoluzionari del 1848, fossero una rivolta solo contro i Borboni.